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Difendiamoci dagli OGM

La sicurezza alimentare degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) non può essere ancora considerata come garantita al 100%, almeno alla luce dei risultati di uno studio dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) condotto sui topi. L’assunzione da parte di questi animali di mais geneticamente modificato, il Mon810 della Monsanto, ha infatti provocato alterazioni sul sistema immunitario sia intestinale sia periferico che, secondo i ricercatori, potrebbero rappresentare un campanello d’allarme, anche se rimane da verificare se queste alterazioni siano associate a disfunzioni del sistema immunitario. E un altro studio dell’Università della Tuscia ha rilevato la presenza, nei semi del Mon810, di una nota proteina allergenica e irregolarità sull’ ‘espressione’ di altre 43 proteine rispetto al mais ‘di controllo’ (non genetico), confermando la necessità di approfondire gli studi sulla sicurezza alimentare degli Ogm. La ricerca dell’Inran è stata sviluppata all’interno del progetto OGM in agricoltura del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, coordinato da Giovanni Monastra, direttore generale dell’Istituto. In particolare, i ricercatori hanno alimentato alcuni topi allo svezzamento e anziani con una dieta contenente farina di mais Mon810 o del suo ‘controllo parentale’ non geneticamente modificato (gm), provenienti da un campo sperimentale dove le piante sono state tenute nelle stesse condizioni ambientali e di coltura. Inoltre, in questi esperimenti è stato inserito un secondo gruppo di controllo di topi alimentati con dieta standard di laboratorio contenente mais commerciale non ogm. La scelta di considerare topi in età di sviluppo ed anziana non è casuale, perchè in queste fasce d’età, ha spiegato Elena Mengheri, che ha guidato il gruppo di ricerca dell’Inran, noto che il sistema immunitario può rispondere con minore efficienza agli stimoli esterni rispetto a quanto accade in un adulto sano. I risultati dopo 30 e 90 giorni di alimentazione – ha aggiunto Mengheri – indicano che, al contrario di quanto accade con il mais non ogm, con il MON810 si sono verificate alcune alterazioni immunitarie statisticamente significative. Queste hanno riguardato la percentuale delle sottopopolazioni dei linfociti dell’intestino, della milza e del sangue, e la produzione di citochine, proteine fondamentali per il funzionamento del sistema immunitario, trovando un aumento anche se contenuto, delle citochine infiammatorie. Va precisato che i risultati ottenuti nel gruppo di topi alimentati con farina di mais ‘parentale’ non ogm sono sovrapponibili a quelli ottenuti nei topi alimentati con dieta standard di laboratorio. Secondo la ricercatrice questi risultati suggeriscono che nella valutazione della sicurezza d’uso degli Ogm sarebbe quindi importante considerare sia la risposta immunitaria intestinale e periferica all’intero alimento gm, sia l’età degli animali. A confermare la necessità di valutare in maniera più approfondita la sicurezza alimentare degli Ogm è uno studio condotto dal Prof. Lello Zolla, ordinario di biologia molecolare dell’Università della Tuscia. La ricerca ha analizzato i semi del Mon810 e del suo ‘parente’ non ogm, rilevando che di 43 proteine alcune venivano espresse maggiormente altre in misura ridotta rispetto al mais di controllo. Inoltre nel MON810 era presente una nuova proteina allergenica, la 50 kDa y-zein.
Fonte-ANSA