Posts or Comments 18 November 2017

Ordini Romeo G. Meldola | 29 Ago 2010 11:08 pm

Il punto critico e gli inGASati

Leggo saltuariamente (ho un buon arretrato… 🙂 ma senza cercare di perdermene alcuno i messaggi della mailing list di Jacopo Fo perché la ritengo molto molto positiva per far partire la giornata nel migliore dei modi ed ecco che mi sono imbattuto in una sua riflessione (mail del 18/07/2010) parecchio stimolante che vorrei condividere con voi per provare a rifletterci su insieme; la riflessione parte dallo stimolo che gli ha dato un libro che, sicuramente, dovrò leggere anche io prima o poi: Il punto critico (I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, di Gladwell Malcolm, Editozioni BUR). Riporto alcuni significativissimi stralci che penso possano anche far riflettere anche un inGASato come te:

Tra le altre cose utili (il libro di cui sopra ndr) racconta con dovizia di esempi storici che, perche’ un nuovo comportamento si diffonda, e’ necessaria la collaborazione di 3 tipologie umane: l’esploratore che trova la novita’, la prova e si convince che va bene. Poi c’e’ una specie di uomo delle tecniche, quello a cui chiedi consiglio se devi comprare un cellulare perche’ ci capisce. E infine c’e’ il comunicatore, quello che dice: “Avete visto che l’esploratore ha trovato questa cosa buona e l’esperto ha detto che e’ veramente buona, anch’io l’ho provata, e’ fantastica, se la provi anche tu resterai entusiasta!”
Fino a che questa squadra non si coagula intorno a un nuovo comportamento o prodotto, le cose non si muovono.

Mi sembra un concetto semplice in fondo, quando lo hai capito. La diffusione di un comportamento e’ un fenomeno complesso, le persone hanno paura di sbagliare, non hanno voglia di mettersi li’ a capire la novita’, sono distratte.
Non basta che incontrino qualcuno che gli dice che si possono piantare pomodori migliori, non gli basta neanche vedere un campo di pomodori migliori.
Non e’ un fenomeno esclusivamente razionale, non riguarda solo la comprensione. La persona che ha capito che gli conviene cambiare deve poi trovarsi in una SITUAZIONE EMOTIVA DI CAMBIAMENTO
Ho parlato di pomodori non a caso. Il libro cita uno studio sul tempo impiegato in una certa regione perche’ i contadini si convincessero a adottare un nuovo tipo di pomodoro, piu’ buono, piu’ resistente alle malattie, piu’ produttivo. Una qualita’ di pomodori veramente e indiscutibilmente superiore, tanto che alla fine tutti iniziano a coltivarla. I primi campi con le prime piantine di pomodori di questa varieta’ superiore si diffondono nel 1928, ma ci vogliono 7 anni perche’ la meta’ degli agricoltori adotti questa novita’. E altrettanti perche’ il resto dei contadini si decida a gettarsi nel cambiamento.
caratterizzata da un mix di fascinazione, esaltazione, desiderio, che gli permettano di superare diffidenza e paura del cambiamento e del connesso possibile fallimento. Questo ci puo’ far capire che la paura e’ un cardine essenziale della nostra mente.
Attenzione, la paura ha una funzione determinante anche nello spingere gli innovatori. Solo che fa pressione su circuiti mentali diversi.

Il coraggioso ha il terrore di perdere la possibilita’ di avvalersi dell’innovazione. Nella sua mente la paura di perdere un vantaggio (che lo metta al sicuro dai disastri della vita) ha un peso maggiore della paura di subire una perdita per un insuccesso. Da un certo punto di vista potremmo addirittura affermare che il comportamento dell’innovatore che nel 1928 pianta i nuovi pomodori e’ scriteriato. Infatti il danno che potrebbe trarre da un insuccesso e’ maggiore del vantaggio che trarrebbe da un successo. L’innovatore gioca d’azzardo, il conservatore va sul sicuro. I suoi pomodori funzionano, ci guadagna bene. Perche’ cambiare se persiste il minimo dubbio, la minima possibilita’ di insuccesso? Egli cambia solo quando le certezze sui nuovi pomodori sono esattamente equivalenti a quelle sui vecchi pomodori.Tutto questo discorso per dare un’idea della complessita’ di valutazioni e paure che giocano intorno alla decisione di cambiare.


Quel che ne viene fuori nella mia mente, e’ che esiste un tavolo da gioco, coperto di panno verde e ben delimitato, sul quale si svolge la partita della realizzazione o della non realizzazione di un cambiamento.
Questo tavolo da gioco e’ l’universo delle relazioni.
Per questo e’ piu’ facile vincere quando sei parte di una squadra
, perche’ piu’ persone hanno piu’ relazioni, quindi piu’ potere relazionale.


In una buona squadra nessuno e’ il leader. Se c’e’ uno che comanda vuol dire che gli altri non sono abbastanza bravi.
Ci puo’ essere un catalizzatore. E catalizzatore e leader possono essere due persone diverse.
E attenzione attenzione, non e’ detto che il comunicatore emotivo carismatico sia quello che parla davanti alla folla, a volte si’, a volte no. A volte quello che parla davanti alla folla e’ solo uno simpatico che racconta belle barzellette. Ma nessuno gli da’ retta se propone nuovi pomodori senza avere dietro qualcuno che abbia credibilita’ emotiva.


La squadra. La squadra e’ tutto.
Ma non per quello che fa nel suo insieme, internamente, non solo per i prodotti che produce. E’ importante per la sua capacita’ di produrre una rete di emozioni, una trasmissione di emozioni attraverso una rete di persone emotivamente ben disposte.

In pratica bisogna rovesciare un paradigma operativo: “ho una buona idea-la propongo a chi trarrebbe vantaggio dall’usarla” diventa “buona idea-trovo una squadra-la squadra genera un campo emotivo positivo intorno all’idea-qualcuno vuole la nostra idea”.
E la cosa essenziale e’ il CAMPO EMOTIVO POSITIVO
.

La mail è molto lunga ma se volete posso anche pubblicarla per intero ma penso che ci sia già abbastanza per rifletterci su e meditare. Io personalmente ho messo in grassetto le parti salienti e grassetto sottolineato le parti che più mi hanno fatto riflettere e che mi hanno fatto pensare proprio al Nostro gruppo, agli alti e bassi che ha avuto, al successo di idee semplici e anche agli insuccessi dati da ogni singola perdita di elementi del gruppo.

La perdita di componenti del gruppo è la cosa che più mi attanaglia perché la vedo come una mancata occasione per comporre una squadra variegata con tutti gli elementi che occorrono per rendere la nostra missione vincente (esploratore – uomo delle tecniche – comunicatore).

Faccio parte del gruppo di mail cui giungono i messaggi del “contattaci” del nostro sito e vedo le mail di chi è un nuovo interessato, di chi vorrebbe venderci qualcosa, di chi ci fa i complimenti, ecc.; sicuramente arricchente confrontarsi con sempre persone nuove ma manca qualcosa per me. Non si riesce per mail a trasmettere il “campo emotivo positivo” che è in grado di coinvolgere e spiegare appieno il progetto che guida il nostro gruppo di acquisto Solidale. Come poter fare per rendere “emotivo” questo nostro lavoro? Io alcune idee le avrei ma voglio prima sentire le tue … si le tue impressioni/idee che sei arrivato fin qui a leggere … ora non mi tradire e scrivi il tuo pensiero di getto senza pensare troppo e ricontrollare quanto hai scritto per non stravolgere l’impulsività dell’emozione che stai provando!

Saluti radiosi

5 commento a “Il punto critico e gli inGASati”

  1. il 30 Ago 2010 alle 09:20 1.daviglo CaOssi said …

    Ciao,
    grazie Romeo per lo spunto.
    Secondo me questo discorso si ricollega ad altri che sono iniziati negli ultimi tempi: per trasmettere ad altri ed alimentare in noi stessi il campo emotivo positivo sarebbe necessario vederci pi spesso e in modo non solo organizzato (riunioni a tema), ma anche spontaneo (scambio di beni, conoscersi in gruppo e sottogruppo, fare festa).
    Ora, noi come sottogruppo ci eravamo promessi di vederci pi spesso, ma intervenuto il famigerato fattore T (tempo). Se non si ha niente di urgente di cui parlare, alla fine si rimanda sempre l’incontro perch ci si troverebbe in quattro gatti.
    Se invece la riunione fosse plenaria, ma con uno spazio per i sottogruppi, forse ci sarebbe maggiore partecipazione. Credo che i nuovi abbiano bisogno di entrare prima in un gruppo ristretto e pi familiare che spieghi loro come funzioniamo “dal vivo” e non per e-mail.

    Per quanto riguarda nuovi produttori che vogliono conoscerci, proporsi a noi o venderci servizi, credo ci sia poca voglia di rispondere a quelli che non offrono niente che ci interessi (es: succulenti e -forse- sani polli autoctoni della Toscana o verdure bio del Trentino).

    Per quanto riguarda i ruoli che ciascuno si ricava nel gruppo, sono sicuramente vari e nascono spontaneamente in un ambiente che lascia a tutti lo spazio per esprimersi e mi pare che questo sia possibile nel nostro gruppo.
    Dite la vostra,
    Gloria

  2. il 30 Ago 2010 alle 19:24 2.danielaf GasRage said …

    Questa riflessione mi ha fatto pensare ai primi tempi che mi sono avvicinata agli Ingasati…
    Prima di iniziare a fare la spesa sono venuta ad un paio di riunioni plenarie perch sentivo arricchente e LUMINOSO tutto ci che veniva proposto in quella sede. Proprio la sensazione di un gruppo luminoso, illuminato, illuminante, con idee nuove che volevo stare a sentire…anche solo venendo alle plenarie e ascoltando quello che veniva detto tutti seduti in cerchio.
    E di fatto ho potuto assorbire e a mia volta trasmettere e mettere in atto queste nuove idee, proprio come la diffusione di nuove idee necessita. Ho invitato amici alle cene e agli incontri, ho parlato del gruppo, ho regalato prodotti acquistati attraverso il gruppo.
    Credo che la “magia” delle riunioni plenarie si sia persa un po’ per strada perch grazie al cielo siamo anche cresciuti e fare le plenarie risultava pi complicato. Ma questo ha fatto s che ci chiudessimo forse un po’ senza aiutare veramente i nuovi a capire cosa siamo o chi siamo. Era un ottimo momento di ritrovo anche per tutti noi. Quando si ricomincia? 😉
    Un saluto insolato…come me! 🙂
    D

  3. il 01 Set 2010 alle 20:46 3.Andrea M. Meldola said …

    E fare un picnic del GAS con partecipazione semi-obbligatoria per conoscerci meglio tra noi? Io non sono mai venuto alle plenarie (il venerd sono impegnato) e a parte i meldolesi…
    Ognuno potrebbe portare una foto tessera con su scritto un breve pensiero e poi si potrebbe farne un bel poster e titolarlo Facce del GAS!
    A me piacerebbe averlo.
    Poi si potrebbe studiare un volantino breve e semplice da consegnare ad eventuali nuovi interessati alla partecipazione al mondo Gasista con le spiegazioni di base e qualche recapito.
    Salut

  4. il 02 Set 2010 alle 23:59 4.danielaf GasRage said …

    bell’idea! il calendario Ingasato 2011!!! Colagrossis? 😉
    buon fine settimana a tutti!
    D

  5. il 03 Set 2010 alle 15:30 5.monimon GasRage said …

    Bello il calendario …FACCE DA GAS…di matteo
    E credo che dobbiamo riprovare a rivederci mensilmente magari alternando una riunione per gli argomenti generali ed una per accoglienza e ritrovo godereccio e mangereccio come dicono davide e gloria.
    a proposito …

    a quando la plenaria?????????

    monimon

Trackback This Post | Subscribe to the comments through RSS Feed

Lascia un commento

Per inserire commenti clicca qui.