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Senza categoria ElenaS Meldola | 18 Ott 2009 11:41 pm

LA DECRESCITA SERENA: cambiare stile di vita è possibile

LatoucheAnche quest’anno il Casa Artusi ci propone come vincitore del premio Artusi un illustre personaggio che è emerso per un’idea forte, buy vincente, che è anche proposta culturale di “sviluppo”. I partecipanti all’incontro pubblico – il sindaco di Forlimpopoli Paolo Zoffoli, il vice presidente del Casa Artusi Laila Tentoni, il neo presidente del Casa Artusi Giordano Conti, il presidente del polo scientifico didattico di Forlì Paolo Zurla, l’assessore all’ambiente e sviluppo sostenibile dell’Emilia Romagna Lino Zanichelli e l’assessore alla cultura di Forlimpopoli Mauro Grandini – intervengono sulla tematica della decrescita serena ognuno a partire dalla propria esperienza pubblica, per terminare nel tanto atteso intervento del premiato economista e sociologo Serge Latouche. E’ ormai da tempo che si sente parlare di recupero delle “radici” per dar luogo a una vera e propria rivoluzione culturale, da tempo si dice che le risorse della Terra non sono illimitate, che il PIL non è tutto, che il liberismo e la società dei consumi nuocciono alla nuova prospettiva basata su una maggiore sensibilità per l’ambiente e attenzione per evitare gli sprechi, ma ancora sembra complicato stare al passo con alcuni concetti fondamentali della teoria della decrescita: il ritorno alla lentezza, alla convivialità, alla contemplazione, la “decolonizzazione dell’immaginario”.
Di fatto i messaggi della televisione e della politica tradizionale continuano a spingere la popolazione al consumo per l’incremento del PIL, di fatto però l’ideologia della globalizzazione ci ha portato all’attuale crisi economico finanziaria mondiale e la stessa Commissione Europea inserisce nuovi indicatori ambientali e sociali accanto al PIL. Proprio grazie a questi indicatori una regione che all’inizio del ‘900 era tra le più povere, come l’Emilia Romagna, oggi è tra le più ricche e la provincia di Forlì Cesena è indicata dal Sole 24 Ore come la provincia italiana in cui si vive meglio. Ciò ovviamente non significa che ora si può stare in panciolle a godersi lo spettacolo, ma che probabilmente il fatto che queste idee trovino qui terreno fertile e che certe buone pratiche stiano iniziando a essere messe in atto a partire dai nostri Comuni può essere lo stimolo per un ulteriore miglioramento, per designarci come forza trainante per altri, necessaria al raggiungimento di obiettivi nazionali e internazionali di riduzione delle emissioni, di rispetto per l’ambiente, di “decolonizzazione dell’immaginario” come dice Latouche.
Fino ad oggi solo gli artisti criticavano la società dei consumi, ora di fronte all’attuale situazione mondiale, non si può fare a meno di aprirsi alla via alternativa indicata da Latouche e anche da altri filosofi ed economisti in linea col progetto della decrescita.
Quando Latouche prende parola, nel meraviglioso contesto della Chiesa dei Servi del Casa Artusi, non può non accennare al profondo legame tra gastronomia e decrescita. L’emblema della Decrescita così come dello Slow Food infatti è la chiocciola, simbolo della lentezza. Il Casa Artusi ripropone la gastronomia domestica, lo stile di vita della convivialità in contrapposizione con la produttività. Anche la scelta di un pomodoro dell’orto per la preparazione dei cibi in fondo significa partecipare a un progetto di decrescita. “Il gastronomo deve essere anche ecologista” dice Latouche.
La globalizzazione si è rivelata un gioco al massacro su scala planetaria in cui l’assioma “lavorare di più per guadagnare di più” si è rivelata una evidente sciocchezza, anche secondo la semplice legge della domanda e dell’offerta. Latouche sostiene infatti che lavorare di meno consentirebbe di guadagnare di più, di avere lavoro per tutti e di vivere meglio, perché la vita contemplativa è vita attiva. Il sistema della crescita infinita e della concorrenza spietata ha portato solo a una società stressata, in cui si è drogati di lavoro e consumo. Perciò si necessita di una cura generalizzata basata sul ritrovo della lentezza e della decolonizzazione dell’immaginario, bisognerebbe divorziare dalla ragione geometrica e ritrovare il senso della misura. Il progetto della decrescita può quindi avere un senso a livello locale così come a livello globale: la convivialità per mangiar bene, cibi biologici e sani, bere vini senza additivi chimici; equa democrazia ed equo socialismo, l’arte del viver bene riconoscendo in ciò che i popoli andini in quech’ua chiamano Pachamama (la Natura) come un soggetto di diritto da rispettare – motivo per cui l’acqua è un bene che non può essere privatizzato; il ritrovare le arti, l’artigianato, la musica e la danza. In Ecuador per esempio è stata approvata una nuova Costituzione basata sul “buen vivir” che riprende la tradizione e la cosmogonia indigena andina.
Dunque come fare in una società come quella italiana, in cui si consuma il 300% delle risorse relativamente al numero di abitanti e alle risorse del Paese, a mettere in moto questi meccanismi e cambiare mentalità?
Latouche suggerisce che esistono due forze a questo scopo: la forza di attrazione e la forza di impulsione. La prima è l’attrazione verso l’ideale che scontrandosi con il peso della realtà rende difficile rinunciare alle cose a cui siamo abituati, la seconda è il cosiddetto “calcio nel c…” dato dalla reale minaccia del mutamento climatico. Se quindi l’uomo gradualmente non sarà attratto a nuove pratiche e nuove abitudini dalla propria naturale tensione verso l’ideale, sarà la forza di impulsione a costringerlo pian piano a necessari cambiamenti. Poi, dice Latouche, l’impossibile non lo faremo.

Un commento a “LA DECRESCITA SERENA: cambiare stile di vita è possibile”

  1. il 20 Ott 2009 alle 21:47 1.Romeo G. Meldola said …

    Partiamo dall’impossibile e vinceremo 🙂

    Grazie Daniela, grazie Forlimpopoli, grazie a tutti!

    Saluti radiosi

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