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Riflessioni bidelli informatici | 08 Nov 2012 11:47 am

Sull’associazionismo ingasato…

Riportiamo qui l’intervento di Luigi girato nelle mailing-list riguardo la nascita delle nuove associazioni.
Di seguito anche i commenti.

Ciao a tutti, mi è stato chiesto di fare girare sul blog il mio intervento nell’assemblea di sabato del Gasrage. Certo che scrivere è tutt’altra cosa, per cui non è venuto proprio lo stesso, se è troppo noioso vi autorizzo a lanciare pomodori (bio).

Mi occupo di associazionismo da anni, in questi ultimi tempi sono letteralmente sepolto di lavoro per cui non ho potuto prendere parte attiva alla nascita dell’Associazione, cosa della quale ho seguito i passi e devo dire che è stato fatto un ottimo lavoro. Vorrei portare all’attenzione alcuni elementi di riflessione.

Il fallimento del volontariato
Il primo è il concetto di “fallimento del volontariato” un concetto positivo malgrado la provocatoria formulazione.
Il volontariato inteso come apporto o attività destrutturata, casuale, occasionale, “somministrata” da persone senza nessuna qualifica sostenute solo dall’entusiasmo è destinato a fallire. In primo luogo perché quando le attività delle aggregazioni spontanee di cittadini crescono di dimensioni e di complessità, l’attività destrutturata si trasforma quasi sempre in caos e contrasti, in secondo luogo perché le associazioni saranno destinate sempre di più a fornire servizi che l’ente pubblico non può o non vuole più fornire e a dare ai cittadini servizi importantissimi che l’ente pubblico non ha mai potuto o voluto fornire.
L’organismo di volontariato senza struttura, col crescere della propria attività e dei propri soci, prima o poi sarà costretto o ad interrompere l’attività o a trasformarsi in impresa non profit (o intrapresa non profit come nelle ultimissime mode) per poter portare avanti in modo efficace ed efficiente le proprie finalità. Questa trasformazione lo spingerà a dotarsi di una struttura codificata, di procedure codificate, di una struttura amministrativa, e progressivamente di avvalersi di persone con qualifiche e competenze specifiche (abbiamo un ottimo esempio nei bidelli informatici).
Questo cambiamento, che è sempre doloroso e traumatico, è però da guardare molto positivamente perché permetterà all’ente di dare ai propri soci e alla società civile un servizio sempre migliore in termini quantitativi e qualitativi. Alla perdita di un po’ di libertà, ad una piccola burocratizzazione, al dover sottostare ad alcune regole, si contrappone la possibilità di un grande sviluppo dell’attività, dei servizi, della professionalità.
Quello che è successo al GAS ripete, con le proprie peculiarità, ciò che sì è potuto osservare per moltissimi altri enti di volontariato.

Norma e buon senso
Un altro concetto su cui vorrei porre l’attenzione è quello di “norma” e “buon senso”. Il nostro è un sistema normativo proveniente dal diritto romano, mentre i paesi anglosassoni si basano su principi maggiormente ispirati al buon senso. Il sistema normativo è pessimo (mia opinione). In un sistema normativo tutto deve essere regolamentato da codici, ciò che non è regolamentato vive nel limbo del vuoto normativo ed è oggetto delle azioni più insensate o nocive. Un esempio: quando hanno tolto il superbollo dal GPL per le auto immatricolate da una certa data in poi, la mia auto a GPL doveva pagare ancora il superbollo essendo immatricolata in precedenza. A causa di un vuoto normativo ho immatricolato l’auto a sola benzina e poi reimmatricolata a GPL e magicamente non dovevo più pagare il superbollo, dopo qualche settimana il ministro se ne è accorto, ha creato la norma tampone e questa operazione da quel momento non è stata più possibile. I sistemi governati dalla “norma” come dicevo sono pessimi (a mio avviso) perché la “norma” svuota le regole dal senso per cui sono state fatte e crea immediatamente una spinta al raggiro tramite espedienti più o meno leciti. In un sistema governato dal buon senso la norma è relativa, le regole servono al conseguimento di uno “scopo” espresso dal “senso profondo” della norma. Se da una parte ragionando in questi termini si scopre che la maggior parte delle leggi e regole italiane non ha alcun senso o nasconde un “senso profondo” mostruoso (come la citata legge sull’eliminazione del superbollo), dall’altra credo che in un sistema come una associazione, fatta da persone indubbiamente intelligenti e sensibili, abbiamo la possibilità di creare un sistema basato sul buon senso che crei una discontinuità con il nonsenso dilagante.
Il “senso profondo” del comportamento di una associazione risiede nello scopo stesso dell’associazione e nello stile di gestione. Come si diceva in assemblea il Gasrage è nato in un garage da alcuni “pazzi” che credevano entusiasticamente in una serie di ideali, e rimarrà sempre così, e questo è importante.

Gli scopi dell’associazione
Per quanto riguarda lo scopo dell’associazione io credo che nel GAS non si stia perseguendo solo il fine di acquistare insieme per spendere meno, ma credo che valori come il sostegno dell’agricoltura famigliare e sostenibile, dell’agricoltura non tossica ed ecologica, del sostegno alle aziende che producono in modo ecologico e non tossico, del chilometro zero, dello sviluppo della vendita diretta per uscire dai sistemi della distribuzione, ecc. facciano anche essi parte in modo forte delle suddette finalità. Il sistema di regole dell’associazione dovrebbe quindi, attraverso il buon senso, fornire gli strumenti per perseguire e conseguire gli scopi di consumo intelligente, ecologico, non tossico, sostenibile ed economico, favorendo le aziende che hanno un comportamento produttivo “virtuoso” e che fanno parte di un sistema economico “virtuoso”, attraverso lo stile gestionale di sempre caratterizzato dall’accoglienza, dal dialogo, dalla democraticità, dall’entusiasmo, dall’essere solidali (cose che ho colto in assemblea, correggetemi se sbaglio).
Per quanto riguarda le polemiche dei giorni scorsi, in questa ottica, l’invito è quello di abbandonare un po’ i personalismi e a pensare al bene collettivo, è chiaro le rinunce ci sono e possono essere ingenti per alcuni, però questo porterà ad una operatività e ad una efficienza molto maggiori.

Ottica e remunerazione del volontario
Vorrei portare l’attenzione anche su un altro aspetto: la dimensione personale, individuale, collettiva e globale. Perché una persona aderisce ad un organismo di volontariato? Qual è la sua “remunerazione”? Il volontario per antonomasia non percepisce compenso in denaro ma la sua remunerazione consiste in vantaggi sociali, pratici o in termini di soddisfazione personale (così è un po’ cinico però se si va oltre le parole è una cosa molto positiva). Ad esempio il volontario che assiste un malato terminale genera tutta una serie di vantaggi sociali e pratici sul malato, sulla sua famiglia, e vive tutta una serie di dure esperienze che lo arricchiscono enormemente dal punto di vista emotivo ed interiore. Dal punto di vista personale quindi arricchisce se stesso, dal punto di vista individuale cresce come assistente, dal punto di vista collettivo fa crescere la sua associazione e l’ambiente in cui essa opera, dal punto di vista globale l’associazione si inserisce in un sistema sanitario che la integra nei servizi.
E’ chiaro che chi ricopre ruoli operativi o dirigenziali in una associazione a titolo di volontariato lo faccia anche per soddisfazione personale, perché ci tiene, per senso di sacrificio, per fare andare bene le cose, ma credo fermamente che nel GAS nessuno lo faccia per emergere sugli altri o per prevaricare. Chi ricopre un ruolo operativo in una associazione non ha più diritti degli altri, semmai ha più responsabilità e più lavoro, e ha anche il cruccio di fare delle scelte. La democraticità in una associazione consiste nell’accessibilità delle cariche, chiunque si può proporre per qualsiasi ruolo e l’assemblea decide. Se valutiamo la questione nell’ottica individuale e collettiva, credo che, all’interno dell’Associazione, sia utilissimo avere persone molto motivate a svolgere delle mansioni, che possano crescere e si possano specializzare nel tempo così da fare crescere in operatività ed efficienza anche l’Associazione, e questo vale per il Presidente, i Consiglieri, i Cassieri, i Referenti, i Sottoreferenti, per i Bidelli Informatici e anche per gli Ingasati tutti.

Efficienza nel sistema economico
Se valutiamo la questione dal punto di vista globale, solo l’operatività e l’efficienza (amministrativa ed organizzativa), unite alla correttezza gestionale, potranno difendere, da eventuali futuri problemi o attacchi, l’Associazione, il suo operato e il suo ruolo nel sistema economico. Non dimentichiamoci che siamo in guerra, una guerra economica senza esclusione di colpi e più spietata che mai.

La guerra economica
E non dimentichiamoci che il sistema economico in cui siamo inseriti è guidato da alcuni gruppi il cui scopo è di mantenere il proprio potere e la propria (enorme) ricchezza drenando denaro, produttività e forza lavoro dagli individui ossia da noi. Gli individui in questo sistema non sono più persone ma consumatori che devono lavorare e produrre fino a sfinirsi, spendere e acquistare fino ad indebitarsi, ammalarsi per fare girare cure e medicine (come è stato detto in assemblea), e poi morire prima possibile dopo il pensionamento.
Diversi anni fa sono stati approvati il trattato di Lisbona e il Codex Alimentarius. Molti a quei tempi hanno gridato le nefandezze di queste operazioni, la limitazione della sovranità economica ed alimentare degli stati e della libertà degli individui che ne sarebbero conseguite. Queste persone sono state complessivamente ignorate o tacciate di “complottismo”. Purtroppo spesso ci si accorge delle cose quando cominciano ad avere effetti negativi pratici sulla nostra vita personale, ma di solito a quel punto è troppo tardi.
E quindi ora ci troviamo con i rimedi omeopatici messi al bando da una tassa di migliaia di euro, con il divieto di commercializzare le sementi antiche non iscritte all’albo dei cereali gestito dalle multinazionali OGM, con i vaccini polivalenti che costano allo stato molto di più dei singoli vaccini e causano un esborso inutile alla sanità pubblica di centinaia di milioni di euro all’anno, solo per citare qualche “disagio”.
L’azione dei GAS, e quindi anche della nostra associazione, si contrappone fortemente al sistema economico in cui siamo inseriti. Tuttavia fino a che muoveremo una parte trascurabile di “ricchezza” ci trascureranno, quando la nostra azione andrà ad intaccare gli interessi di qualcuno, quel qualcuno attaccherà il sistema dei GAS con gli strumenti a sua disposizione e dovremo reagire con tutta la nostra operatività ed efficienza.
Dovremo reagire per difendere il nostro diritto a nutrirci di quello che riteniamo giusto, per difendere la piccola agricoltura famigliare dall’accorpamento in latifondi a coltura intensiva, per difendere i piccoli allevatori biologici dalla grande distribuzione di carne infetta e tossica a basso costo proveniente da allevamenti intensivi OGM, per difendere i produttori a chilometro zero, per fermare i prodotti biotech adulterati e conservati, per fermare sostanzialmente l’omologazione globale nella produzione, trasformazione, confezionamento, distribuzione dei prodotti alimentari e non, che più è omologata più genera guadagni alle multinazionali, e che parallelamente più è omologata e più è devastante per l’ambiente e per la salute degli individui.
La creazione dell’Associazione va fortemente in questa
Non credo che si potrà avere la forza di cambiare questo sistema a livello globale, ma abbiamo la grande opportunità di creare microsistemi virtuosi che tolgano un po’ di terreno allo scempio, lavorando su gruppi di cittadini e di aziende, preservando innanzitutto la nostra salute e la nostra integrità. Come si è detto in assemblea la scelta nell’acquisto è un’arma potente in questa guerra e quindi scegliamo in modo responsabile e solidale!

Buon Nuovo GAS a tutti!

Cristina:

ciao!!!
Grazie Luigi, me lo sono letto tutto e mi piacerebbe davvero che lo facessero tutti…. ho sottolineato in rosso le cose che mi hanno colpito di più, proprio alla luce delle cose dette (e non dette) in questi giorni all’interno del gasrage.
E vorrei davvero che questo spirito che hai voluto “trasmettere” pervadesse un pò tutti, perchè non nego, che anch’io ultimamente mi sono molto demotivata, spaventata, demoralizzata, proprio per le dinamiche che si stavano creando all’interno del ns. gruppo, che non mi piacciono per niente e di cui non voglio minimamente fare parte.
Mi piacerebbe che queste tue parole ci facessero riflettere un pò tutti e “ridimensionarci” in senso “mentale” , ma mi piacerebbe altresì, che ci dessero la spinta e la grinta necessarie per voler cambiare davvero qualcosa all’interno di questa società…. il modo di pensare per primo !!
Ho sempre creduto che il creare un’associazione potesse essere un primo passo per farci notare di più, per aver “voce più forte” in questa società, non per cambiare il mondo, ma per “contagiare” più persone possibile, spero che sia davvero così, ma lo dobbiamo volere tutti, tutti insieme…come un sol uomo !! 🙂
grazie ancora Luigi
Cri

ClaudiaL:

Penso che una cosa così meriti un articolo nel blog.
Condivido buona parte di quello che ha scritto Luigi anche se non so cosa succede al GASrage e quali sono i malumori che state vivendo. Perchè il sentire i discorsi che il direttivo decide per tutti etc è la paura che sempre ci ha rallentato nella costituzione dell’associazione, ma un conto è un timore preventivo e invece da queste parole recepisco che qualcuno già lo vive così e a me non sembra. Ma noi siamo anche in un altro sottogruppo e non vi vediamo mai a voi del GasRage, quindi boh?
Io mi sento parte, nel mio piccolo, del cambiamento. Condivido anche quello che dici riguardo il mondo là fuori e come possiamo noi cercare di contenere il contenibile. Per questo ho voluto mettere nell’ODG della plenaria il rapporto con le istituzioni. Ne parliamo venerdì 🙂

Ciao e grazie

Claudia

Davide:

Sì, anche perché è importante anche la dialettica tra le idee come quelle di Luigi (che una buona parte di me condivide, anche se non le avrei sapute argomentare con tale eleganza) e quelle di altre anime che sono per una gestione più orizzontale possibile, ma necessariamente più disorganizzata e a tratti anarcoide (che un’altra parte di me condivide altrettanto, dando luogo alla tipica schizofrenia del gasista).

Penso che siamo in tanti ad avere in testa questa schizofrenia, no?
L’importante è che riusciamo a contenerla a livello mentale, perché altrimenti finisce che facciamo a pugni (con noi stessi o con altri) e invece il bello del GAS è anche che è un modello di società alternativa da coltivare e limare giorno dopo giorno con l’obiettivo della concordia e del vivere bene socialmente…

A venerdì (se la salute lo consente)

Vai così, che andiamo alla grande…

Cristina:

chiamiamola GASofrenia !!! :-))

Io penso che l’anarchia può andar bene quando si è in pochi e ben affiatati, ma quando si diventa in tanti, ognuno con le proprie vite/abitudini/idee/necessità in qualche modo bisogna organizzarsi
più di una volta, durante le plenarie, ho sentito persone che affermavano di essere nel GAS per voler “cambiare il mondo” …. ma senza organizzazione, lasciando fare al caso o senza delle regole precise, non credo sia un obiettivo nemmeno pensabile.
Forse tutto il mondo non lo cambieremo, ma la mentalità di molte persone attorno a noi sta cambiando, lo dice il fatto stesso che i gasisti stanno aumentando, e che c’è voglia e aria di cambiamento, quindi è giusto che cambiamo un pò anche noi, non certo nelle idee di base, ma “oliare un pò l’ingranaggio ” perchè scorra meglio…..

e allora che la GASofrenia, diventi GASmania !! :-))

cri

Un commento a “Sull’associazionismo ingasato…”

  1. il 11 Nov 2012 alle 08:19 1.Romeo G. Meldola said …

    Mah ragazzi,
    tanto di cappello a tutti per le parole illuminate che avete espresso motivando aspetti indiscutibili relativi alla crescita ed a quanto essa comporta.

    Io vivo la mia esperienza di gasista al GASpaccio a Meldola, condivido tanto di quello detto ma di “organizzazione” nella mia vita ne ho un pò troppa; di Presidenti, di Assessori, di premier, di first lady sinceramente ne ho un pò piene le balle e voglio, almeno in questa fase della mia vita, vivere un pò di sano caos da incosciente utopista cambiatore del mondo 🙂

    Siamo partiti un pò tutti da un “garage” o meglio da uno sgabuzzino di via Bella ammassati uno sopra l’altro e con casse e sporte ovunque da porzinare/suddividerci e volenti o nolenti da allora la strada è stata comunque fatta nella direzione dell’organizzazione e non è stata imposta da nessun regolamento ma solo dettata dal buon senso (parola tanto cara e tanto generica da restare simpatica…) che ci ha accomunato. C’è stato il tempo delle consegne porta a porta con auto elettrica ed il tempo della ricerca di una sede fisica in cui far convergere i prodotti; il tempo per scaricare alle 03:00 di mattina bancali di arance da un bilico ad un furgone e passare a consegnarle, il tempo di passare dalle fioroni dimensioni extra large alle arance bio di Salvo; il tempo di passare dal parmigiano biologico di azienda poco attenta al benessere animale a quello bio di montagna che cura le vacche con l’omeopatia … ecc.

    Tutto questo senza mai dimenticarci che non c’era un Presidente, dei Consiglieri e altro ma solo degli amici che alle riunioni via via esprimevano le loro necessità ed i loro dubbi, le loro idee ed i loro timori e secondo me è proprio in questo aspetto la forza del gruppo.

    Saremo stati si e no 3-4 volte nei giornali o nei media a parlare in questi 6 anni di vita e quanto siamo diventati lo siamo diventati per me solo grazie al gruppo di amici che hanno parlato con altri amici e conoscenti spiegando l’utopia che ci guidava senza dare una soluzione univoca e indistinguibile alle critiche o alle osservazioni che ci venivano mosse.

    Ora io vedo l’associazione unicamente come l’unico modo “a norma di legge” per salvaguardare fiscalmente i cassieri ed evitare che possano essere presi di mira dalla finanza personalmente; spero che la nostra linea di condotta resti quella indicata dalla nostra esperienza fin qui vissuta. Abbiamo uno statuto ed un regolarmento con tante belle marche da bollo ma penso che il regolamento migliore sia quello che ogni giorno stabiliamo con i nostri comportamenti, con il nostro modo di “vivere” l’esperienza gasista.

    SInceramente penso che sia molto dura pensare al GAS come alla COOP nel lungo periodo (solo per l’idea di organizzazione che ha la COOP in se…); io ci vedo più una vasta federazione di “gasisti sognatori”. Probabilmente questa idea non porterà ad incidere massivamente come potrebbero altre strutture sulla Società ma forse anche no … non lo so semplicemente perchè stiamo scrivendo una pagina di qualcosa che non ha precedenti (almeno a me noti …) al mondo.

    Comunque penso sia naturale che ogni grupp ed ogni componente dello stesso abbia i suoi bioritmi alternati con periodi di massima prosperità e periodi di massima crisi; semplicemente non se ne deve curare ed andare avanti continuando a dare l’esempio che “un altro voto” (pardòn, “un’altra spesa”…) è possibile così come è possibile ancora sbagliare e sarà possibile ancora che alcune decisioni vengano suggerite e propiziate dall’ultimo arrivato piuttosto che dal “Prèmier” del gruppo. Forza GASrage, siete il nostro modello più bello e numeroso e sono sicuro che troverete le modalità migliori per affrontare la nuova avventura associativa!

    Saluti radiosi

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