Iniziamo praticamente puntuali e raggiungeremo poco dopo i 20 collegati! Parte subito Licia che presenta Pietro, il produttore dell’azienda Quinzan,; spiega che è un’azienda di Castel Raniero (poco sopra Faenza) che Licia ha conosciuto in occasione di un corso di agricoltura che alcuni ragazzi disabili andavano a fare presso la sua azienda; proprio li ha notato che Pietro e insegnava a coltivare il terreno anche a dei ragazzi extracomunitari. Spiega che fa vini di ottima qualità che Licia acquista con il suo gas oltre che direttamente in azienda anche nelle botteghe delle varie associazioni di genitori di ragazzi disabili presenti a Faenza (e da qui si capisce quanto sia inserito nel mondo solidale. Produce anche ottima frutta!
Per segnalare quanto tiene ai GAS spiega anche che sempre da lui fanno le riunioni plenarie più importanti.
E’ anche un ottimo cantautore … e Licia ci ha deliziato di qualche suo brano nella chat di whatsapp.

Pietro Bandini – azienda Quinzan

Spiega subito che Licia ha esagerato … la sua è comunque una piccola azienda! E’ nato come azienda didattica per avvicinare i bambini al mondo agricolo. “Quando le scuole vengono in azienda … ogni bambino deve parlare al contadino”. Ha iniziato a metà anni ’80 a gestire l’azienda di famiglia avviata da nonno Romeo e portata avanti da suo padre; ha subito “virato” verso il biologico seguendo alcuni esempi di coltivatori vicini a lui.

Castel Raniero è una ridente località del comune di Faenza ricca di verde e con resti di bosco di castagno (tra i più bassi della Regione…). Ha terreno argilloso e, in profondità, ferro che, legandosi con l’argilla, forma blocchi compatti che somigliano alla lava. Non particolarmente fertile ma albicocco e vite si adattano bene e per questo sono sempre presenti. Ha iniziato da pochi anni a risentire di problemi di gelate tardo invernali che hanno decimato i raccolti. Quest’anno le piogge persistenti seguite da ondate di freddo hanno praticamente azzerato le albicocche. L’accoglienza di ragazzi con problematiche non è mai mancata, spiega anche che alcuni sono stati accolti ed ospitati anche per periodi lunghi. Il vino è nella sua famiglia da oltre 100 anni con il nonno Romeo … poi è andato avanti suo babbo e lui le ha accolte a partire dal 1971. Ha collaborazione con il GAS che da anni e ne è particolarmente orgoglioso.

Produce un unico vino bianco (trebbiano 100% che si chiama “Din Don”, e spiega che ha ricostruito questa ninna nanna dalla sua mamma. A questa non poteva che dedicare un vino (devo ammettere che mettendola come sfondo musicale mentre scrivo mi … cala la palpebra … ?)! Ora propone l’annata 2024 macerata per 4 gg in cemento per poi passare in acciaio e poi in bottiglia. Il trebbiano è la cenerentola dei vini romagnoli, generoso in produzione, specie in pianura. Vendemmia quando la buccia è dorata e fa la fiamma. E’ molto contento di questo suo vino!

Ha poi un sangiovese che si chiama “Lòm a Mérz” (Luce a Marzo) in onore ad una antica tradizione celtica che ancora si pratica nella vallata. Gli ultimi 3 giorni di febbraio e i primi 3 di marzo, si fanno fuochi nei campi per dire addio al freddo di febbraio e fare luce a marzo che sta arrivando (e questo mi ha rimesso in moto e rallegrato). Molto strutturato e piacevole ai pasti. Ottimi profumi. Con orgoglio spiega che questo è il vitigno che lo fa lavorare di più in campo, e di meno in cantina…
Ha poi un Merlot chiamato Stuglè anche questo ha la sua canzone in dialetto (e questa, di sensazione, meglio lo rappresenta perché ringrazia Dio per averlo fatto contadino …). Questo sta solo in acciaio, ed è più morbido e “ricco” rispetto al Sangiovese
Infine c’è il Centesimino che prende il nome del nonno … “Romeo” che è la sua vera passione enologica (cio … qui non ho trovato una canzone ma poi mi ha spiegato Pietro che la sua canzone è “Quinzàn e Piripaja” che racconta la storia di nonno Romeo e del suo amico Piripaja alla prima guerra mondiale, lui era uno dei “ragazzi del ’99”. Spiega che era un vitigno praticamente scomparso ad inizio 900 e veniva chiamato con un altro nome. Un contadino nel 1950 che soprannominavano “Zantismèn” (centesimino) , trovò una vite in centro a Faenza e così distribuì gli innesti in giro arrivando anche a suo nonno Romeo (sto nome è musica…non finirei mai di riscriverlo … chissà perché ?). Hanno fatto anche un test del DNA riscontrando che … esiste solo a Faenza. E’ morbido, profumato e piacevole ma ha una sua personalità: non è mai uguale a se stesso e sorprende ogni anno dipendendo dal tipo di stagione che lo fa arrivare al momento della raccolta. I fumatori di pipa ne vanno matti. Anche la versione passito è molto piacevole e il suo si chiama Rosa, come la nonna … moglie di Romeo… ?. Di questa mi dice Pietro che ci sono 3 canzoni che parlano di una fantomatica bella fanciulla di nome Rosa. Una è “Zavaj“, una è “Al Stèl d’Uriòl di Figh“, una è “A sò in Paradìs” Dolce e interessante!
Maggior parte della sua vendita è diretta (ristorante – enoteche in Romagna e anche verso il bolognese e fino a Milano). Naturalmente anche diverse botteghe di Faenza.
Non vinifica tutta l’uva che produce. Mediamente fa 7-8000 bottiglie all’anno suddivise nelle varie tipologie.
Spiega Licia che è stato lui a chiedere al suo GAS se poteva salire nel furgoncino …
Quinzan è il soprannome della sua famiglia da sempre … nell’800 vivevano in un podere che si chiamava così … e quello si è trascinato fino ad ora ?

Blasco Bonito del GAS di Carrara chiede di avviare la registrazione per usarla anche con il suo GAS. Spiega che lui ha incontrato Alessandro per caso e ne è rimasto subito affascinato per la cordialità e la passionalità; quando poi ha assaggiato i suoi prodotti e le sue castagne … la folgorazione è stata totale.
Alessandro Cagnasso | Bucolika
L’8 settembre è caduto dal tetto ma riconosce che, tutto sommato, gli è andata molto bene! E’ riuscito anche a portare avanti la stagione di raccolta della castagne ed ora è impegnato nella loro essicazione. Non è nato Contadino, era infatti istruttore di arrampicata e mountain bike; nel 2006 venne per “scalare” proprio in lunigiana e li è stato colpo di fulmine per il territorio che ci ha trovato. Emiliano di origine, ha trovato proprio qui il territorio più consono a lui ed alla sua natura.
Ha frequentato i vecchi del luogo (per dire a 84-83-80 anni li considera già vecchi … quando sono nel fior fiore ?), questi sono di Vinca (paese meraviglioso della zona). Ha appreso da ognuno di loro l’arte ed i modi di essicazione delle castagne. Spiega che da lui ogni “essicatore” conferisce un suo sapore al prodotto finale spiegando come anche ogni stagione (mai uguale alle precedenti), regala alle castagne tante sfumature di sapori diversi. Ha iniziato un po’ per gioco, vivendo dentro l’essicatoio e nel furgone, con i vecchi che lo andavano a svegliare offrendogli la colazione. Alcuni residenti gli hanno concesso in affitto i loro poderi e così si è via via spinto anche oltre il castagneto, verso vigneti ed oliveti. La sua azienda è a ridosso delle alpi apuane e sono sotto al pizzo d’uccello (lo so … la cosa ti incuriosisce e così ho già trovato su wikipedia di che pizzo si parla ?). Vive in un paesello di 10 abitanti (si va la .. che non pensi che abbia sbagliato … proprio dieci!). Si è trovato dei castagneti abbandonati da tempo ed in condizioni piuttosto drammatiche, invase e avvolte dai rovi e dai rampicanti. Ha proceduto con potature drastiche che gli hanno sospeso la produzione anche per 4 o 5 anni. Ora innesta in autonomia con le vecchie cultivar di castagni della Lunigiana perché particolarmente vocata come varietà alla castagno-coltura con orientamento ottimale verso la trasformazione in farina. Racconta come, in antichità, l’economia legata alla castagna ha sfamato e fatto crescere diverse famiglie in quei luoghi.

Il cinipide ha colpito molto duramente in quelle zone (e anche qui ho dovuto cercare che fosse sto animalazzo … e pure quello viene dalla Cina…)
Spiega che dopo le tre settimane di raccolta ad ottobre si inizia subito a fare fuoco per seccare le castagne negli essicatoi. Nei locali sotto si fa fuoco e nel piano superiore ci sono le castagne appoggiate su un piano di listarelle di castagno con una rete che le sostiene. Solitamente stanno a fuoco acceso per 35 /40 gg…

Mi ha molto colpito il fatto che, riconoscendosi piuttosto caparbio e prestante ha continuato a portare le castagne al piano superiore come facevano i suoi maestri senza cercare scorciatoie o meccanizzazioni, oramai alla portata.
Le castagne durante questo periodo di “essicazione” vengono girate per mettere quelle sotto sopra e viceversa fino alla completa ed uniforme essicazione e questo è un altro lavoro particolarmente duro e completamente manuale. Finito il periodo del fuoco arriva poi la macchina che ripulisce dalla buccia e libera il frutto.

E’ sicuramente la fase più critica e in cui adottare tante attenzioni ma finalmente si possono portare tutti i frutti in casa per la cernita di ogni singola castagna quindi tutte passeranno epr il tavolo; questa fase dura una settimana/10 gg e si selezionano SOLO quelle perfette.
Per la macinazione lui ha scelto un mulino in Gasfagnana (circa 1,5 ore di andata e altrettanta di ritorno … e ne aveva anche di più vicini … ma questo gli garantisce il prodotto finissimo che lui vuole!).
Il mulino macina 13 kg di castagne all’ora per riuscire a rendere la farina praticamente “impalpabile” … Spiega con gli occhi illuminati che questo permettere alle papille gustative di gustare il miglior sapore della farina. Ha vinto diversi “concorsi di bellezza” per questo prodotto … ha iniziato a produrci anche delle tagliatelle e delle trofie e si è messo in gioco anche nel produrre i Cian (Necci) sotto vuoto che poi vende ma che va anche a produrre direttamente alle feste di paese cuocendoli fra due testi. Siccome so che tanto ne Cian ne Necci vi diranno nulla … ho rubato questa immagine per spiegarli:
Produce anche miele (non può mancare quello di castagna certificato bio e di alta qualità). Ha prodotto anche melata. La farina non è iscritta al biologico perchè è perfettamente inutile in quanto le castagne non subiscono alcun trattamento ne tantomeno la farina … e ci tiene a sottolinearlo!
La sua farina è senza glutine perché nel mulino dove macina si macinano solo castagne. Mediamente ogni anno produce 16/24 q.li di castagne che commercializza con diversi gas (Genova, Pisa, ecc.); spiega anche che a Massa Carrara ogni famiglia deve avere almeno un kg di castagne in casa … quindi è sicuramente un ottimo canale di vendita anche la vendita diretta e nelle sagre.
Lui nasce come essicatore e poi è diventato anche castagni-coltore da circa 10 anni. Mantiene rapporti di collaborazione volentieri anche con tutti i vecchi castagnicoltori della zona per garantire l’indotto nella zona e il mantenimento dei castagneti. Nella migliore delle tradizioni contadine, il rapporto instaurato con chi gli da le castagne da essiccare, è quello dello scambio; lui gliele essica e si tiene parte del prodotto rendendo farina di castagne a chi gliele ha date. Secondo lui oramai solo il 5% dei castagneti sono curati e manutenuti e il tasso di abbandono è altissimo. Colpisce la definizione che da della sua azienda: “realtà resistente”.
Domenica prossima (09/11/25) organizza festa della bucolika ma conta comunque di fare un incontro specifico con tutti i gas, proprio per mostrargli l’azienda e fargli assaggiare i Cian …e magari ci scappa pure una scalata in cordata gasista … ?
La farina di castagne di solito inizia a fine novembre ed è disponibile fino a metà gennaio.
Alessandra del GAS Monserra ci presenta Jacopo spiegando come lei ritenga il suo polline, sia fresco che secco, il prodotto di punta di cui lei non può fare più a meno.

Jacopo Brunetti | L’Alveare
Jacopo ha iniziato a lavorare con le api circa dieci anni fa, quando aveva poco più di vent’anni. Subito dopo la scuola ha deciso di creare la propria impresa, senza alcuna eredità familiare, spinto unicamente dalla passione per la natura e per questo mestiere. Fin dall’inizio ha scelto di operare secondo principi biologici, anche prima di ottenere una certificazione ufficiale (nel 2021), per coerenza con la propria sensibilità ambientale.
Oggi gestisce da solo circa 180 alveari, producendo diverse tipologie di miele: quello di acacia, il millefiori, il girasole – molto diffuso nella sua zona – e il coriandolo, un miele particolare dal gusto speziato e pungente. Racconta che il suo millefiori ha una peculiarità: le api lavorano dall’inizio della primavera fino alla fine dell’estate e il miele viene raccolto solo una volta, a fine stagione, in modo da racchiudere tutta la ricchezza floreale del periodo.
Oltre al miele, Jacopo produce polline fresco, che preferisce non essiccare per conservarne al massimo le proprietà. Spiega che il polline ha una durata di circa un anno e mezzo, e che va conservato in freezer, ma non congela completamente perché contiene pochissima acqua. Lo spedisce in scatole di polistirolo, che ne mantengono la temperatura fino alla consegna, quando va trasferito rapidamente in congelatore.
Il polline si assume al mattino, sciolto in bocca o in un liquido non caldo, per periodi di due settimane. Aiuta a ricaricare di energia e non comporta rischi di sovradosaggio, perché il corpo elimina naturalmente l’eccesso. Jacopo sottolinea come il polline sia molto sensibile all’ambiente circostante, “una vera e propria spugna nell’aria”, motivo per cui è essenziale scegliere con cura i luoghi in cui posizionare le arnie. Il polline fresco ha una durata di 1 anno e mezzo, ma anche due. Unico neo è che va mantenuto nel congelatore dove non si congela perché ha, al suo interno, pochissima acqua.
Ha fatto anche altri lavori (specie a “La terra e il cielo”) mantenendo comunque la sua produzione e passione.
Nel suo listino figurano anche propoli e caramelle. La propoli, spiega, è una resina che le api raccolgono e utilizzano per rendere sterile l’alveare. La sua viene proposta in tre versioni: pura in soluzione alcolica, spray alcolico e analcolico (per i bambini) con oli essenziali. .
La propoli è apprezzata soprattutto per i problemi alla gola e per le sue proprietà cicatrizzanti, anche se la versione alcolica può risultare leggermente pungente.
La lavorazione della propoli e delle caramelle vengono effettuate da aziende esterne dotate di laboratorio abilitato
Oltre alla produzione, Jacopo si dedica anche a progetti di educazione e inclusione. Insieme alla sua ragazza collabora con alcune scuole primarie per attività di sensibilizzazione sul mondo delle api e ha avviato iniziative di apicoltura sociale con ragazzi disabili. Alcune arnie sono state portate proprio nella zona dove questi ragazzi coltivano un orto, permettendo loro di partecipare attivamente all’attività apistica.
Il 99% della produzione viene destinato ai GAS e ai mercatini locali. A chi effettua ordini di polline, Jacopo allega sempre un volantino informativo con le caratteristiche e le proprietà, materiale che potrà essere inserito anche nella cartella a disposizione dei gas.
Sottolinea infine che ogni anno il miele cambia, perché cambiano i fiori, le stagioni e i luoghi delle arnie: un prodotto che rispecchia pienamente la vitalità e la variabilità della natura.
Aggiungerà a chi ordina anche un volantino che spiega le proprietà del polline oltre alle caratteristiche del miele (magari verrà aggiunto anche nella cartella a disposizione dei gas.
Spiega che ogni anno il miele è diverso da quello dell’anno precedente anche perchè dipende principalmente da dove riesce a posizionare le arnie. Inoltre è diverso anche per le particolarità della zona e per le caratteristiche della stagione.
Eleonora ci da un anteprima del prossimo “mi presento” … ebbene si … proprio domani!

Eleonora spiega velocemente i fornelli resistenti ma non spammo nulla … si deve partecipare!
Alle 23:12 sempre in 15 … chiudiamo la diretta
2 risposte su “Mi Presento: Pietro Bandini – Quinzan; Alessandro Cagnasso – Bucolika; Jacopo Brunetti – L’Alveare”
Che meraviglia che traspare dalle tue parole, grazie.
E che carine le canzoni in romagnolo.
Grazie Romeo.