Con 3 minuti accademici alle 21:18, in 29 collegati, si inizia con Aldo che spiega il programma della serata e ci attenziona tutti sul tenerci mutati i microfoni … minacciando scudisciate a chi sgarra …?
Eleonora spiega che appena riuscirà a contattare Lorena Fornasir, che è in piazza a Trieste, interromperà il buon Alessandro (per tutti Ale di Semi di Zucca) cui chiede di illustrare questo progetto e nuovo “fornitore”.
Alessandro spiega che Lele (Gabriele Montaccini), un gasista pesarese di vecchia data, ha curato e desiderato l’avvio del progetto dei “Fornelli Resistenti” sul territorio di Pesaro coinvolgendo il GAS ; in questo progetto c’è molto ma molto di più di quella che è l’attività primaria del GAS e si va molto oltre il semplice acquisto. Spiega che per portare i pasti e i ristori (abiti e coperte) agli immigrati che si sono accumulati a Trieste, si sono uniti, collaborando, in tanti; andando oltre anche ai GAS ed ai produttori.
Lele è partito cercando di conoscere le difficoltà dei ragazzi e delle ragazze che cercano di venire in Italia, cercando di aiutarli ad inserirsi nella nostra Società
Lui sente che l’Europa ha due porte: Lampedusa e Trieste. Incredibile che di Trieste non si parli quasi mai! Dopo aver visto la trasmissione televisiva “Che ci faccio qui” di Iannacone, Lele e Claudia hanno approfondito questi necessità e questo impegno che aveva iniziato a gravitare attorno a Trieste. Chi entra dalla bassa Italia (Lampedusa appunto, oppure anche mediante sbarchi veicolati in zona), ed approda a Triste viene lasciato completamente a se stesso. Molte famiglie e persone vengono lasciate, senza un accenno di destinazione, anche per un anno e mezzo. A ieri (Lele e il gruppo dei fornelli pesaresi sono rientrati a Pesaro in mattinata del 10/11/25) ci sono circa 250 persone che sopravvivono in condizioni definibili quantomeno critiche.
Questi ”fornelli resistenti” sono semplici volontari che con Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi offrono cura, vestiario, coperte e cene a queste persone. Spiega che il pasto viene preparato a Pesaro il venerdì per poi portarlo e servirlo il sabato e la domenica (220 coperti a sera non sono poca cosa…) e questo circa 1 volta al mese. Ultimamente tra gli arrivi c’è stata una “esplosione” di nepalesi per lo più laureati e che avevano un lavoro ma che sono scappati dalla loro terra per le note vicende che la caratterizzano e rendono la vita pericolosa nei loro territori.
Lele e Claudia hanno iniziato un po’ per curiosità ma poi si è via via strutturato un gruppo che, ogni volta, viene composto con chi è disponibile a mettersi in gioco per la trasferta. In questa composizione è stato “incrociato” il GAS di Pesaro e molti volontari sono anche gasisti. Ci spiega che lo chef del gruppo di Pesaro è un ingegnere meccanico … che persone ci sono tra noi!
Lele stesso è stato referente dentro al gas per dieci anni ed è felice di questa collaborazione anche perché diversi alimenti provengono proprio dal GAS (come le uova per esempio!)
Sottolinea che quanto succede a Trieste non è di una Società definibile “degna”.
Ale di Semi di Zucca:
Fino ad ora il GAS ha seguito l’acquisto e scelta di alcuno prodotti e l’approvvigionamento di coperte, ma quando ha incontrato il RIGAS che gli ha spiegato che da loro arrivano anche dei prodotti che sono prossimi alla scadenza gli hanno iniziato a lampeggiare le lampadine mentali. La cooperativa Poco di Buono (di cui il Gas di Rimini si serve per la loro gestione) ha donato 200 kg di cipolla destinandoli al progetto Fornelli Resistenti; incrociando la donazione con un’altra cooperativa “La Pietra Scartata” , ha pensato di trasformare le cipolle in una composta agrodolce che si vorrebbe offrire nel giro del furgoncino a tutti i GAS. Ogni vaso ha un costo vivo di più di 2 € e pensano di offrirli con un prezzo di partecipazione valutato a partire da 5 euro al vasetto così da generare la possibilità di un dono a questo incredibile progetto!

Eleonora (che da un anno frequenta i “pazzi” dei fornelli…) spiega che in mancanza di Lorena c’è comunque Tito (ex professore e Maestro) che da Pesaro si è trasferito a Trieste e vi ha strutturato una scuola di lingua, ospitando anche a casa sua dei ragazzi in difficoltà. Ringrazia Alessandro per aver concretizzato questo meraviglioso progetto della composta per dare una forma migliore a quella che altrimenti sarebbe stata solo un’offerta o semplice donazione.
In questo momento c’è una grande emergenza di coperte e sarebbe bello che riuscissimo ad aiutare nel far arrivare a queste persone qualcosa del genere per affrontare la stagione fredda con maggiore serenità.
Chi sale nel viaggio del furgoncino di Natale potrà quindi trovare un produttore che si chiama “Conserva resistente” che si appoggia sul GAS di Pesaro. Qui si potrà ordinare questa conserva. Oltre alla riga della cipolla si può anche aggiungere una specifica offerta per chi magari vuole partecipare ma … è allergico alla cipolla ?
Gas Pesaro prepara i pacchi che noi riceveremo, noi pagheremo la ricevuta con un bonifico sotto forma di EROGAZIONE LIBERALE al gas Pesaro che passerà gli introiti all’APS “OUT” che fa da tesoriere dei Fornelli Resistenti. Ci manderanno resoconto finale di tutti gli introiti e di quanto “salito nel furgoncino”.
Apprendiamo da Tito che Lorena probabilmente non si riesce a collegare per un problema di un principio di incendio in un magazzino presso il porto vecchio. Siamo diventati 31 nel frattempo.
Lele Spiega che dare dignità alle persone è un atto politico. Rileva che il Sindaco di Trieste non ha particolare simpatia per questi reietti ed è piuttosto indifferente a tutto questo movimento. Ci spiega che qualsiasi migrante che arriva in una città si deve presentare in Prefettura per registrarsi per poter rimanere. La prefettura locale ne registra circa 20 al gg al massimo … peccato che ne arrivino anche 60 ogni giorno e così il processo si congestiona e si accumulano ritardi. Le persone registrate impiegano solitamente 3 o 4 mesi per ottenere una destinazione ed una accoglienza; per questo tempo vengono lasciate all’addiaccio. Proprio per questo motivo tendono ad accumularsi in un magazzino di servizio del vecchio porto che naturalmente non ha ne allaccio elettrico ne tantomeno del GPL. Per scaldarsi un minimo inevitabilmente si usano mezzi di fortuna ed è tremendamente alto il rischio che si sviluppino incendi. Se poi interviene la forza pubblica per indagare, la tendenza è che per ridurre i rischi vengono sequestrate le coperte … e il cane si morde la coda …
Tito spiega che le persone che arrivano avrebbero Diritto, diritto, diritto (non è un errore… lo ha veramente ripetuto 3 volte!), di venire accolte anziché sgomberarle da un luogo in cui cercano di sopravvivere. La cosa più bella da un anno a questa parte (il tempo che ha passato finora lui sul posto) sono proprio i fornelli resistenti perché contribuiscono a creare due o tre ore di serenità ed empatia in piazza; ogni tanto gli immigrati chiedono a lui quando andranno su i “Pesaresi dei Fornelli Resistenti”!
In questi weekend di presidio dei Fornelli Resistenti di Pesaro si incontrano anche altri gruppi, anche in contemporanea, e la collaborazione contraddistingue questi incontri arricchendo di possibilità i ragazzi della piazza.
Anche Lucia Pasotti del Manto-GAS prende la parola spiegando che fa parte dei Fornelli Resistenti di Mantova. Spiega che anche loro non usano prodotti di basso carotaggio ma cucinano per questi immigrati gli stessi prodotti che circolano nel GAS, come le uova per esempio. La S del GAS, spiega, in questo momento è fondamentale riorientarla verso il prendersi cura di queste persone.
Eleonora sulla chat ci invita a guardare questo filmato davvero toccante e profondo in questo drive per rendersi conto meglio di cosa sia stato raccontato:
Caro marziano – PIF e Lorena Fornasir https://drive.google.com/file/d/1JVwlvoxDsgJYX3KQTfeutFZiBRGDmMC3/view?usp=sharing
Alle 22:00 Milena introduce Agrioasi con anche la presenza di Desidia (Samuele ed Isabella) e di Marco Rivalta. Spiega che sono un gruppo di aziende agricole biologiche che hanno iniziato a collaborare nel cercare strade alternative che gli permettessero di mantenere vive le loro aziende. Da la parola a Marco Rivalta
Marco spiega che per loro è naturale partire sempre dalla collaborazione tra produttori. Questo gruppo nasce a primavera 2020 più che altro come gruppo di studio con diversi agricoltori ed aziende che si trovavano in un campo (era epoca di lock down…) per capire che cosa stava succedendo e come potevano anche loro fare la loro parte. Hanno iniziato ad osservare e studiare la biodiversità approfondendo le aspettative che ognuno di loro aveva dal lavoro della terra. Hanno constatato che nei campi di grano si erano perse tantissime varietà di erbe che contribuivano anche a colorare i campi. Ognuno di loro ha così proceduto a mappare i propri terreni coprendo un’area che andava dalla pianura alla montagna cercando di riportare le erbe presenti. Da questo si è provato a riflettere sul cosa fare, e così hanno concordato che ognuno dedicasse un frustolo di terreno in cui piantare erbe messicole. E così in breve hanno realizzato una trentina di campi diversi.
Hanno anche studiato i vigneti maritati agli alberi (le vecchie viti piantate tra gli alberi che tenevano in piedi il filare), notando che sono praticamente sparite; così hanno iniziato a ricreare filari di questo tipo ben consci che li la raccolta meccanizzata non è possibile.
Fin da subito hanno reperito semi e materiali autofinanziandosi con mercatini e prodotti condivisi da più aziende per riuscire ad acquistare questi semi selvatici. Purtroppo poi è arrivata l’alluvione, anche più d’uno per alcuni di loro … e qui è scattata la collaborazione anche nella vendita dei prodotti con un listino comune aprendosi alla vendita diretta e potenziata (ognuno vendeva anche prodotti degli altri).
Tre anni fa hanno organizzato la “festa dei covoni” (con una cinquantina di varietà antiche di grano come base) e diversi insegnanti e formatori si sono interessati alla loro attività. Nell’autunno successivo sono stati chiamati per seminare 15 varietà antiche di grano in altrettante scuole e da li si sono ulteriormente avvicinati tra loro arrivando a costituirsi regolarmente in APS.
Ora accolgono scuole e hanno un calendario di eventi in cui ogni azienda si mette in gioco (raccogliere noci, panificare, tinture naturali, ecc.) e in fondo trovate i volantini degli eventi di questo inverno.
Ora hanno strutturato anche una community con cui si aiutano nei problemi quotidiani (nuove malattie delle piante, richiesta di aiuto in particolari momenti di raccolta, ecc.).
Per andare avanti anche Agrioasi ha bisogno di chi poi acquista e mangia i loro prodotti.
Il listino comune finale contiene cereali, succhi, frutta, ortaggi, olio, confetture ed altro.
Si presentano anche Samuele e Isabella, due fratelli che hanno voluto ridar vita ai terreni che il padre accudiva, pur non come coltivatore diretto, ma principalmente per passione.
Desidia, la loro azienda, è certificata biologica ed è molto attenta anche alle tradizioni ed alle cultivar locali. Hanno fruito positivamente di questi incontri tra agicoltori di Agrioasi arricchendo anche la loro conoscenza e produzione ed apertura. La loro azienda è sotto i 5 ettari e qui volevano prima di tutto curare la loro alimentazione, hanno anche farina, olio, conserve e passate. Isabella ci parla anche dell’aspetto didattico che hanno indirizzato principalmente verso gruppi di bambini; come fattoria didattica propongono pertanto diversi progetti.
Milena ci racconta che nel 2011 si è licenziata ed è andata ad aiutare il padre da cui ha imparato a potare e gestire la campagna. Ha scelto di virare sul biologico (ora è al 3^ anno di conversione). Sta ridimensionando anche il frutteto per portarlo alla “sua misura”. Nel furgoncino propone anche i cachi sott’olio (oltre a quelli secchi che pare abbiano “drogato” i GAS marchigiani … ?). La sua è una fase di passaggio e sta cercando di schiarirsi la strada per il futuro.
Marco torna a raccontarci che chi cerca di vivere del lavoro della terra, in questo momento storico, ha molti dubbi. Negli anni 80 e 90 era meno percepito questo stato di indeterminatezza, gli agricoltori di Agriosasi però ritengono che, continuando a lavorare in gruppo condividendo progetti, si riuscirà sicuramente ad aiutarsi vicendevolmente.
Le aziende agricole fino a pochi anni fa erano sempre composte di nuclei famigliari e, comunque, di piccole realtà di 4 o 5 lavoratori. Ora stanno crescendo sempre più le grandi aziende; il gruppo romagnolo di Agrioasi si propone di fronteggiare questo difficile momento essendo di stimolo proprio per queste poche piccole realtà rimaste.
Ci racconta anche che, siccome diverse aziende non riescono più a permettersi i costi della certificazione biologica, stanno anche pensando di “autocertificarsi” per trovare un’altra strada possibile per rafforzare gli ideali del gruppo e restare sul mercato con i valori che li contraddistinguono. Qui potremmo valutare anche un aiuto dai GAS nella certificazione…..
Ci saluta anche Licia che sta, in contemporanea, anche seguendo la plenaria del suo GAS di Faenza. Ci spiega che il vero valore che vede in questo raggruppamento di produttori sarà sicuramente un ausilio anche per tutti i GAS della zona (e qui riporto esempio pratico: avevo bisogno di peperoncini piccanti, chiesto a Marco e in 2 ore ero già in contatto con chi di Agrioasi li stava proprio raccogliendo…).
Infini riporto qui gli appuntamenti organizzati dai produttori di agrioasi sperando che incontrino in chi legge interesse e partecipazione ?
Stanchi ma felici alle 22:35 terminiamo il collegamento che, come sempre, è stato foriero di novità e piacevoli sorprese … e ora sotto ad ordinare!
2 risposte su “Mi Presento: Fornelli resistenti e campagna Conserva Resistente + Agrioasi”
Agli inGASati più attivi non sarà sfuggito che Agrioasi si era già presentata a noi nel ’24 … https://www.ingasati.net/2024/03/25/resoconto-plenaria-del-22-03-24/
Saluti radiosi
Sempre grazie a Romeo per il bellissimo resoconto.
Vado subito a ordinare!
Andrea