La prima parte dell’incontro che avevamo cercato di sponsorizzare è stata riservata ai saluti istituzionali di un paio di Assessori del Comune di Cesena (mi ha favorevolmente colpito l’assessore Bertani che ha riconosciuto di essere membro del GAS di Cesena).
Ha parlato anche una ex Consigliere della Regione, prima firmataria della legge regionale di Ottobre 2023, Silvia Zamboni di Europa Verde. Ha letto il frontespizio della sua Legge che riguarda appunto i distretti del biologico spiegando come la stessa si propone di mettere in rete agricoltori, allevatori, trasformatori, Università. Ha illustrato anche che, da quando in vigore, ha già stanziato 300.000€ ad aziende della Regione ed altri 300.000€ sono a bando proprio ora.
E’ la volta di Bazzocchi (essere “mitologico” che ha contatti anche con ambienti Ministeriali ed è un po’ un riferimento per molti compresi i relatori precedenti). Ci ha spiegato come, in Italia, ci siano già circa 54 Distretti del biologico e del suo obbiettivo, per Ottobre di quest’anno, di raggiungere ed unire in un unico distretto del biologico tutta la Romagna
Iniziano gli interventi tecnici con Dradi Davide che mostra una bellissima serie di immagini di parassiti ed insetti utili, con l’immancabile coccinella, e mi ha convinto ad approfondire l’Alisso e l’Aneto lungo e vicino all’orto che tipo di aiuto possano dare ?
E’ la volta di Pransani Stefano (proprio quello del mulino che ci prepara la farina dai cereali di Paolo Marianini de “I Tirli” che ce lo trasforma in pane). Bellissima persona, semplice e diretta che spiega come riattivò l’attività del mulino dei suoi nonni con macine a pietra, ma dotandosi anche di mulino più moderno per diversificare e rispondere alle richieste di produzione che il mercato richiede. Fa sorridere come, senza sapere che significava il contratto di filiera, lui ne fu precursore in tempi poco sospetti. Lui iniziò con suo cereale e quello di altre 5 aziende vicine ed ora è arrivato a 70 aziende (naturalmente medio/piccole…) che si fidano di lui e per le quali stocca e aiuta a vedere cereali e farine. Spiega che fornisce anche in Trentino la segale che ha provato a far coltivare qua con un certo successo … Ora altre aziende arrivano a lui e vorrebbero entrare nella sua orbita ma … è saturo …servono altri Pransani!!!
E’ la volta della Dott.ssa Daniela Conti che finalmente ho conosciuto di persona!
Si è messa a disposizione e sta girando tutta l’Italia del Nord come una trottola per riuscire a diffondere quanto più possibile la sua conoscenza dell’argomento maturata durante la sua esperienza di biologa esperta di genetica molecolare. Ci spiega che, sul fronte del Parlamento Europeo, sulla regolamentazione delle nuove colture NGT/TEA, a seguito di una serie di emendamenti (principalmente orientati alla brevettabilità) di un deputato Spagnolo, la decisione del Parlamento è stata rimandata a metà giugno. Spiega come con le NGT/TEA si allarghi notevolmente la quantità e varietà diverse di colture progettate in laboratorio che potranno finire in campo.
Stavolta, al contrario di quando introdussero i vecchi OGM (sono OGM anche questi, bisogna temerlo ben presente!) , si sono organizzati per tempo degli specifici gruppi di comunicazione convergendo nel 2017 in un convegno mondiale in Ungheria e dando specifiche linee guida comunicative da seguire e diffondere riguardo agli NGT (definite anche Tecnologia Evoluzione Assistita -TEA SOLO IN ITALIA). Ecco le parole d’ordine della loro propaganda, tutte ampiamente dimostrate false:
- Non sono OGM;
- L’uomo ha da sempre modificato geneticamente gli animali, le piante e le loro sementi;
- I metodi di intervento sono basati su sistemi precisi di modifica del genoma che ricalcano il comportamento della Natura;
- Le piante risultanti sono perfettamente equivalenti a quelle che nascono dalle ibridazioni naturali;
- Chi si oppone a queste colture va bollato come “Antiscientifico” e delegittimato.
Spiega poi la terminologia NGT1 e NGT2 … qui siamo fortunati … voi già lo sapete
La cosa grave è che solo il “primo” contadino che seminerà saprà che le sue sementi sono NGT1 (se ha la pazienza di leggere con attenzione l’etichetta) ma NON avrà obbligo di indicarlo nel prodotto raccolto, facendo perdere di vista dove poi il tutto confluirà. Fin da subito, le colture vicine potranno ibridarsi di caratteristiche di questo nuovo genoma e così … gli anni di evoluzione naturale e “cautele” finora attentamente rispettate … saranno state vane.
Per rientrare negli NGT1 l’unica attenzione è che non devono essere modificati più di 20 nucleotidi perché a 21 … diventa OGM … e chi certificherà il numero dei nucleotidi modificati? Temo proprio toccherà “all’oste” che va a “smanazzarci” sopra in laboratorio…
Ci racconta poi che sull’anemia falciforme (malattia che colpisce circa 13 persone ogni 100.000, quindi piuttosto rara per il vero), il numero di nucleotidi diverso rispetto ai soggetti sani e di … 1 (UNO).
Da questo sicuramente deriva che il numero di 20 nucleotidi modificabili sia puramente un numero scelto senza vere discriminanti scientifiche e ci racconta pure che, da queste modifiche, possono derivare proteine anomale. Ci ha detto anche che nella riproduzione e ibridazione dei semi in natura ci sono parti del DNA che non vengono minimamente intaccate dalla mutazione/ibridazione naturale, perché essenziali per la normale divisione dei cromosomi, ma le ricerche hanno dimostrato che le tecniche di editing possono introdurre mutazioni anche in quelle parti “essenziali” del DNA. Chi potrà garantirci che nella pianta modificata in laboratorio quella parte non venga toccata? (che sia sempre l’oste di cui sopra?).
Ci racconta anche che una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2018 ribadisce che anche i prodotti delle NGT/TEA sono OGM, poiché soddisfano la definizione di OGM all’articolo 2 punto 2 della direttiva 2001/18/CE che regola gli OGM in Europa che resterà comunque in vigore anche dopo questa nuova regolamentazione; segnatamente:
“Organismo geneticamente modificato (OGM) è un organismo, diverso dall’uomo, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione naturale.”
Un altro aspetto è che le piante geneticamente modificate saranno moltiplicate con la clonazione, quindi saranno geneticamente tutte uguali e addio biodiversità, con tutte le sue caratteristiche positive! Il fatto di uniformare e appiattire la varietà a queste poche varianti, addirittura clonate, che vengono sviluppate in laboratorio e poi immesse in natura potrà generare non poche problematiche: sia alle colture simili ed ibridabili, che alle evoluzioni dei parassiti che certamente si adatteranno in breve tempo e potranno letteralmente anche decimare campi di piante tutte uguali (già verificato e successo anche con i “vecchi” OGM).
Questo somiglia ad un vero e proprio attacco a 360° all’agricoltura e a questo punto ha suggerito un po’ di idee in cui coinvolgere prioritariamente i distretti del biologico ma anche la politica e i consumatori maggiormente consapevoli:
- Creare filiere libere dai nuovi OGM/TEA ovunque, in particolare nei Distretti del biologico
- Cercare di lavorare sulle Amministrazioni pubbliche per coinvolgerle come hanno iniziato a fare nelle Marche; su questo poi la mitica Alberta di Co-energia mi ha letteralmente coperto di ulteriori suggerimenti:
- Prendere posizioni nettesottoscrivendo adesioni alle filiere libere da nuovi OGM NGT/TEA e conseguentemente mapparle
- Lavorare su specifici ODG da far approvare nei consigli Comunali (qui viene in aiuto Crocevia… (ma serve metterci la testa e il cuore e studiare per spiegarli e portarsi dietro anche i nostri amministratori)
- Fare incontri con gli agricoltori; prima di tutto quelli che riforniscono i GAS che sono più attenti generalmente. Mi fa sperare la presenza di diversi di agrioasi tra il pubblico; ma dovremo abbattere ogni barriera per coinvolgerne quanti più possibile!
C’è un’ultima proposta a cui Daniela ed altri stanno iniziando a lavorare: la creazione
di tanti piccoli vivai territoriali di comunità, per garantire a chi fa un’agricoltura “pulita” e tradizionale di continuare a trovare le sementi tradizionali e locali, soprattutto nella malaugurata ipotesi che i nuovi OGM possano in futuro prendere piede nelle filiere delle sementi.
Infine ci lascia tre suoi opuscoletti (che sto cercando di leggere proprio ora) e che potrò passare a chi interessato dell’argomento.
L’intervento di chiusura spetta a Elisabetta della Valle che. Mostrando campi agricoli unici, ci parla di Permacultura e ci spiega essere un “sistema” che fa si che la somma delle parti possa offrire un valore aggiunto creando relazioni utili reciprocamente. La permacultura è progettazione prima di tutto e si occupa di costruire sistemi complessi …ma non complicati
Chiudo con due moniti che penso possano convincerti a … buttarti nella mischia:
Chi controlla i semi, controlla il cibo!
Chiudere la stalla quando saranno scappati i buoi servirà a poco!
Saluti radiosi
P.s. Grazie a Licia e Sonia dei GAS di Faenza e Ravenna per essere state stoicamente presenti fino alla fine!
7 risposte su “Biodiversy fest, le mie considerazioni”
Grazie Romeo, purtroppo ci stanno fregando complicando sempre le questioni in modo da essere sempre più confusi e scoraggiati, per capire tutto quello che scrivi ci vuole tanta conoscenza, pazienza e tempo.
Io personalmente sto coltivando il rapporto con persone/ produttori che conosco e di cui mi fido, come te.
Mi interessa molto il discorso dei semi e delle piante, io personalmente per il mio orto mi affido ai distributori locali, ma mi piacerebbe iniziare con qualcosa di non ibrido…. Se sapessi dove trovarlo o avessi il tempo per cercarlo…
Maurizio
Grande Maurizio!
Dobbiamo lavorarci assieme e vedrai che si troverà … tu intanto metti giù la lista delle verdure che vorresti per l’orto invernale come sto facendo pure io … vedrai che troveremo qualcuno che ce le prepara in attesa che mi faccia un bel semenzaio pure io 🙂
Saluti radiosi
Grazie Romeo! Mi chiedo: come possano i piccoli agricoltori coniugare la sopravvivenza economica (con competitor che usano questi nuovi semi , con i danni del cambiamento climatico, con i prodotti a basso costo che arrivano da non si sa dove) e fare la scelta giusta? Chi ha una famiglia da mantenere col lavoro in agricoltura e di fronte ad un barato. Quante aziende piccole chiuderanno nel prossimo decennio? Noi consumatori possiamo scegliere, ma tanto da fare massa critica? Se riuscissimo a garantire la sopravvivenza anche solo di un piccolo produttore sarebbe una gran cosa ma non cambierebbe la storia. Mettiamo a punto un’azione da intraprendere insieme come gruppo?
La chiamata partigiana è proprio volta a avviare azioni di gruppo per cercare di rendere consapevoli quanti più agricoltori possibili … ognuno deve scegliere per la sua azienda ma è anche vero che ognuno deve farlo consapevolmente. Sto cercando di parlare a quanti più agricoltori conosco per capire se hanno interesse a mettersi in discussione partecipando ad un incontro con la Dott.ssa Conti … aiutiamoci e ce la faremo ad ottenere il risultato anche se al momento la questione è piuttosto deludente, devo ammettere.
Altra cosa da portare avanti è l’autoproduzione di tutto quello che si può … anche su questo è dura ma se azzeriamo il tempo della TV, riduciamo quello dello smartphone e iniziamo a prenderci cura anche solo di pochi vasi di verdure … mettiamo le mani in terra e questo aiuta anche a spiegare meglio a chi vuol ascoltare.
Non scoraggiamoci mai!
Saluti radiosi
Penso che la vera rivoluzione inizierà quando i nostri produttori potranno offrire i loro prodotti a prezzi accessibili a tutti, possibilmente senza accesso alla grande distribuzione ma con accesso diretto. Se fare la spesa da loro ci comporterà la stessa spesa del supermercato ma con una notevole differenza di qualità allora per noi sarà naturale rifornirci da loro. Ovviamente il problema più grosso rimangono i soldi, se solo i ricchi potranno permettersi certi prodotti (se guardate i prezzi di certi presidi slow food capite di cosa parlo) allora noi non conteremo più nulla.
Per farmi capire meglio faccio un esempio, se voglio una buona bottiglia di vino fatta come si deve probabilmente in commercio non la trovo a meno di 10 euro, se trovo un piccolo produttore che fa le cose per bene e me lo vende sfuso senza tanti fronzoli un litro posso pagarlo anche solo 2/3 euro al litro. Cioè posso spendere fino al 75 % in meno.
Questa rivoluzione è possibile, alcuni nostri produttori ce lo mostrano.
Maurizio
Spiace dirlo ma i ricchi siamo noi, il cibo costa troppo e troppo poco, sono vere entrambe le affermazioni
Auguri amici
Un altro comune che adotta all’unanimità la delibera contro gli OGM …
https://retegasmarche.wordpress.com/2026/06/13/massignano-approva-allunanimita-la-delibera-sui-nuovi-ogm-dai-territori-una-risposta-per-la-sovranita-alimentare/
Io purtroppo, da solo, non ce la faccio a portare avanti anche questa questione … 🙁
Saluti radiosi