Presenti in 23 circa Linda spiega che La capitaneria di Porto di Ravenna è stata maggiormente trasparente rispetto alle Dogane perché ha rilasciato la sua parte di dati in merito alla richiesta di armi che transitavano dal porto. Lei ci spiega aver fatto una richiesta di “accesso generalizzato agli atti” richiedendo i dati aggregati su export e traffico di armi e transito di armi; questo accesso può essere fatto anche da chi non è direttamente parte in causa. Le Dogane appongono diniego per motivi di sicurezza nazionale e così ha presentato ricorso al TAR che accoglie parzialmente il ricorso e conferma che i dati aggregati vanno divulgati. Le Dogane, con l’Avvocatura dello Stato, fanno appello al Consiglio di Stato per non divulgare nulla. Finalmente l’8 ottobre sono stati costrietti a comunicare i dati permettendo di apprendere che sono passate 225 tonnellate in un anno (se sono piccole munizioni sono tante … se sono cannoni sicuramente la quantità è inferiore … ma sempre di materiale bellico o al massimo “dual use” si parla)
La maggior parte di queste armi era, semplicemente, in transito.
Hanno comunque imposto il segreto sulle destinazioni di queste armi per non mettere a rischio i rapporti internazionali e nemmeno il TAR ha concesso questa informazione.
Il porto di Ravenna ha le principali destinazioni di container ed Israele è in cima alla classifica dei destinatari.
Anche altri volenterosi stanno perseguendo questa strategia (dell’accesso agli atti) sui vari porti italiani ed esteri per verificare e in alcuni casi anche bloccare questi export verso Arabia Saudita soprattutto. Un caso molto simile a quello ravennate è a Gioia Tauro che ha bloccato (non sequestrato!) delle forniture di acciaio balistico destinate all’estero. Bloccati perché questo tipo di acciaio non è arma ma potrebbe avere più usi. Per un regolamento europeo questo acciaio deve essere dichiarato precedentemente a che tipo di utilizzo sia destinato e, siccome non è stato fatta questa dichiarazione, hanno bloccato appunto il materiale.
Per i prodotti israeliani da boicottare bds sicuramente indica correttamente le aziende che si possono boicottare. Israele è il primo importatore di armi dall’Italia. Linda sottolinea che i nostri produttori nostrani sicuramente riescono a trarre ulteriore profitto per il fatto che si fregiano del marchio “Combat proved” nei loro prodotti. Evitare di acquistare quanto prodotto nelle colonie illegali è fondamentale e a Ravenna arrivano tantissimi prodotti agricoli da Israele.
Sostenere invece i produttori resistenti palestinesi e di Cisgiordania può essere fatto e bene rimanere attenti perché verranno date indicazioni oltre a quelle già presenti (Andrea Saroldi suggerisce Altromercato sia come datteri che altri prodotti.
Il CNR di faenza studia materiale ceramico ed ha un progetto in corso con il Ministero della Difesa Israeliano per utilizzarlo su armamenti terrestri. La proposta è orientare gli studi verso le protesi di ceramica che potrebbero aiutare l’Ospedale di Betlemme (Ospedale che viene aiutato dalla Diocesi di Forlì).
Anche orientare le catene del bio (esempio Natura Si) o i negozi biologici a fare boicottaggio di questi prodotti potrebbe essere una buona cosa. Linda suggerisce anche di fare mail bombing su Natura sì ma sottolinea che è spesso difficile riconoscere bene le origini dei prodotti.
Sul discorso della leva obbligatoria sembra che ci si stia muovendo in questa direzione perché l’Europa sta facendo regolamenti orientati ad un imminente pericolo di guerra.
CI racconta che la Germania ha provato a fare una campagna volontaria di arruolamento e, siccome si sono presentati in pochissimi, potrebbe essere l’anticamera dell’obbligatorietà.
Si vorrebbe inserire l’obiezione di coscienza anche nei luoghi di lavoro allargando il raggio di azione proprio per permettere ai lavoratori di scegliere liberamente ed in maniera tutelata nel loro incarico lavorativo.
Sempre Andrea Sarldi suggerisce anche questa proposta di legge sull’obiezione (peraltro mancano circa 500 firme al momento al quorum necessario)
Per aiutare Linda si possono acquistare i suoi libri (dal 6 novembre si acquisterà in libreria l’ultimo: “La Logistica delle armi”). Oppure abbonarsi ad altraeconomia o all’Indipendente.
In merito allo sciopero generale del 30 ottobre che è partito inizialmente come sciopero dei portuali, ma che poi è stato portato a livello generale. Sullo sciopero dei portuali il sindacato più attivo è USB e Orsa Porti, in ogni paese ci sono alcuni sindacati molto sensibili sull’argomento. A febbraio ci sono stati 33 porti che si sono già mossi nellam prima manifestazione organizzata, ora sembra che se ne aggiungeranno per arrivare a oltre 130.
Spiega che è bene sostenere i giovani che scioperano (ad esempio a Faenza alle 08:30 di venerdì in Piazza del Popolo). Naturalmente loto non portano solo le questioni del riarmo ma anche attenzione elevata a tutta la parte sociale e sanitaria a cui questo riarmo toglie i soldi.
Spiega Linda che “La Logistica delle armi” nasce da un piccolo dossier che via via è stato ampliato nel tempo grazie ai vari accessi agli atti richiesti alle Dogane ed ai Porti Italiani sui quantitativi di armi che transitano e alle compagnie marittime che si prestano. Ci racconta di MSC che fa molto traffico di container e con un buon traffico verso Israele. Ha anche acquistato diversi terminal container in vari porti (Gioia Tauro e anche in Israele ed a Misurata in Libia oltre che in India). Dall’India, ci spiega, partono navi immense che poi trasbordano a Gioia Tauro o anche a Misurata (dove ci sono molti meno controlli e opposizioni a questi transiti) vengono poi caricati in navi più piccole e portati in Israele.