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Resoconto plenaria 30/10/26 con discussione sui vaccini ai polli

Come da tradizione, iniziamo con il giro di presentazioni. Su proposta di Maria, ciascuno indica nome, gruppo di appartenenza e risponde a una domanda tratta dal censimento 2026: In caso di bisogno, hai parenti non conviventi ai quali chiedere aiuto?

Romeo, Gaspaccio: il fratello o la sorella sono le prime persone alle quali mi rivolgo quando ho bisogno. Irene, Gaspaccio: sì, può contare sulla sorella, sul figlio e sulla mamma. Alice, Caorage: figlia e genitori. Valentina, Caorage: mamma e cugini, al bisogno. Maria, Gaspaccio: genitori, suoceri e cognati. Andrea (che non vedevamo da tanto tempo ma che è stato liberamente costretto a partecipare da Alice): genero e fratello. Massimo, Gaspaccio: ha una famiglia piuttosto “disastrata” e ridotta da diversi lutti, quindi gli sono rimasti pochi parenti a portata di mano. Pietro, Gaspaccio: di parenti ne ha, ma sono troppo lontani e sono stati anche loro ridotti dal tempo. Maurizio e Stefano, Caorage, se la sono cavata arrivando in ritardo… ? La puntualità, a volte, evita presentazioni che vanno anche nel profondo.

Proposte di nuovi produttori

In attesa di Pietro, iniziamo con un punto proposto da Valentina, che sottolinea come le piacerebbe rispondere alle aziende che contattano gli inGASati. Negli ultimi tempi sono arrivate diverse proposte, che Valentina ha condiviso nella chat delle discussioni:

  • un produttore pugliese (Tricarico), che propone olio, mandorle e crema di mandorle. L’olio biologico, per esempio, costerebbe 9 euro al litro. Sicuramente prezzo interessante per l’olio ma abbiamo diversi fornitori in essere;
  • un produttore calabrese di mandarini. complicato gestirlo con anche il buon Salvo che ci fornisce già di agrumi ed ha anche mandorle e prodotti tipici siciliani;
  • un microproduttore di vino di Fognano, con una produzione di circa 660 bottiglie all’anno, che propone il Fannius e sarebbe disponibile anche a organizzare degli assaggi. Produce sia vino bianco sia rosso e si potrebbe provare a testare un prezzo di massima prima di chiedergli il listino,  Pietro suggerisce anche Marco Valmorri, di Lizzano di Bertinoro, che offre Sangiovese biodinamico sfuso a 2 euro al litro…..

Alle 21:17 lasciamo la parola a Pietro

E qui, tra polli, vaccini, allevamenti e sistemi immunitari, la plenaria cambia decisamente…  piumaggio 🙂

Animali allevati e animali selvatici

Pietro contestualizza il suo discorso spiegando dapprima il rapporto tra animali selvatici e animali allevati: il 70% degli animali sarebbe allevato e il 30% selvatico.

Se si considerano i soli mammiferi, le proporzioni indicate diventano:

  • 60% mammiferi allevati;
  • 35% esseri umani;
  • 5% mammiferi liberi.

I primi vaccini e l’esperienza in Guatemala

I primi vaccini, spiega, erano una sorta di “inganno” per il corpo: si utilizzava il virus vivo in piccole quantità, iniettandolo per stimolare lo sviluppo degli anticorpi.

Durante il suo lavoro in Guatemala, Pietro si occupava di vaccinare i polli contro la malattia “Newcastle”. La necessità derivava, spiega, perchè anche a causa della guerra, i polli furono concentrati in spazi ristretti ed iniziò a diffondersi questa malattia.

Quei vaccini venivano somministrati sotto cute oppure tramite gocce nell’occhio. Si stimolavano gli anticorpi della madre, che poteva poi trasmetterli alla discendenza. Se gli animali fossero riusciti a “prendere forza”, si sarebbero poi moltiplicati mantenendo la stessa resistenza.

Oggi, secondo Pietro, sono cambiate le priorità ed è stata rivista anche l’idea stessa di vaccino. Lui sottolinea che il sistema immunitario, tanto nelle persone quanto nei volatili, dipende molto dal contesto nel quale si vive: aria, alimentazione, spazio disponibile e condizioni generali.

Purtroppo, se questi concetti faticano a passare quando si parla degli esseri umani, figuriamoci quando si parla degli animali….

Polli sempre più rapidi in crescita e sempre meno longevi

Il broiler, cioè il pollo allevato per crescere rapidamente, è pronto in circa 36 giorni. Praticamente un pulcino con una certa fretta di diventare grande e finire in forno o in padella.

Le galline ovaiole vivono circa un anno e mezzo, mentre in origine potevano vivere anche sei anni e alcune razze di “filippine” arrivavano fino a dieci anni.

A seconda delle zone esiste un “carico epidemiologico”, che determina la quantità di vaccini da somministrare. Dagli anni Cinquanta ad oggi, un pollo allevato avrebbe ricevuto un numero crescente di vaccinazioni, fino ad arrivare alle attuali 8-10.

La vaccinazione embrionale

Negli anni Ottanta è stata introdotta la vaccinazione embrionale, anche con vaccini multipli somministrati contemporaneamente. Attraverso microsiringhe viene inoculato il vaccino nell’uovo, durante una precisa fase dello sviluppo dell’embrione e comunque prima della nascita del pulcino.

Pietro sottolinea che questi animali non vedono più il sole, vivono accatastati e, in simili condizioni, diventa difficile persino valutare gli effetti effettivi delle vaccinazioni ed il businness che c’è dietro è veramente considerevole.

Quando si ricorre ai vaccini multipli, si considera superata la trasmissione degli anticorpi dalla madre: inoculando direttamente l’embrione si bypassa, di fatto, la naturale discendenza.

Le 8-10 vaccinazioni non avrebbero risolto il problema, perché i virus continuano a mutare. Inoltre, secondo quanto esposto, i vaccini vengono somministrati senza considerare adeguatamente il contesto:

  • concentrazione degli animali;
  • alimentazione;
  • qualità dell’aria;
  • spazio disponibile;
  • condizioni complessive di allevamento.

Il vaccino difficilmente può essere la soluzione se si continua a non ragionare sul “sistema” e si ripone ogni fiducia unicamente nella risposta vaccinale.

Un sistema immunitario che ha continuamente bisogno di nuovi vaccini, secondo il ragionamento presentato, indicherebbe che questi… non stanno semplicemente risolvendo il problema alla radice.

Allevamenti intensivi, aria e territorio

Si fa un accenno anche al Covid. Nel Bergamasco viene indicata un’incidenza superiore del 65% di morti per covid, e queste potrebbero essere anche collegabili alla forte concentrazione di animali allevati in quella zona. Questi allevamenti producono grandi quantità di anidride carbonica e ammoniaca, contribuendo a saturare l’aria e a incidere sui polmoni.

Da qui si torna all’influenza aviaria, un virus che cambia continuamente proprio per la sua definizione: “influenza”.

In quattro regioni italiane sarebbero concentrati circa 100 milioni di polli. La maggior parte dei mangimi arriva dal Sud America, mentre le deiezioni dei polli restano qui, generando problemi di acidificazione dei terreni e degli ecosistemi. Per assurdo dovremmo importare mangime e tornare la navi di deiezioni per cercare di mantenere un equilibrio migliore.

Insomma, il mangime viaggia, il pollo cresce e il “ricordino” resta a noi.

Vaccini a DNA virale e interrogativi aperti

Si arriva quindi ai vaccini a DNA virale. Durante l’esposizione viene riferito che la Svezia sembrerebbe intenzionata a vietarli e vengono espressi dubbi sui possibili effetti e sulle conseguenze future visto he non sono stati fatti dei test appropriati.

Il vaccino a DNA virale somministrato ai polli sarebbe destinato all’influenza aviaria, che, essendo appunto un’influenza, cambia continuamente. Mutando, potrebbe verificarsi anche il passaggio del virus all’uomo … non essendoci sperimentazioni a monte tutto è possibile.

Viene inoltre sollevato l’interrogativo su quali conseguenze possa avere, per l’essere umano, nutrirsi di polli e uova provenienti da animali sottoposti a questi trattamenti. Secondo quanto sostenuto durante l’incontro, non vi sarebbero sperimentazioni sufficienti per escludere ogni possibile conseguenza.

Pietro ipotizza anche che, sottoponendo l’uovo a un vaccino con DNA virale e consumando successivamente la carne del pollo, possano emergere conseguenze impreviste, arrivando a richiamare il caso dei prioni e della cosiddetta “mucca pazza” in quanto possibili.

Se non succede nulla, andrà tutto benone. Se invece dovesse accadere qualcosa, rischieremmo di scoprirlo soltanto … vivendo e sarà certamente impossibile dimostrarne l’origine.

L’alternativa proposta è intervenire sul “sistema”, migliorando la qualità della vita dei polli, così da ridurre o forse azzerare molti di questi rischi e delle relative incognite.

Un parallelo con i vegetali

Negli anni Ottanta la perdita di prodotto vegetale si attestava intorno al 17%; oggi la media indicata sarebbe del 44%.

Pensiamolo applicato alle mele, per esempio: i tanti prodotti che diffondiamo sui meleti,a questo punto, risolvono davvero il problema oppure no?

Occorre lavorare sui dati certi e fare valutazioni basate su questi risultati e cercare di capire come, anche in questi casi, riequilibrare il “sistema di coltivazione”.

E negli allevamenti domestici?

Negli allevamenti domestici i vaccini non sarebbero obbligatori, purché gli animali e i loro prodotti siano destinati al consumo familiare.

A questo punto si spegne la verbalizzazione per capire che possibili soluzioni attuare … chiedete pure a chi c’era notizie in merito. Certi segreti inGASati non possono mica essere affidati tutti alla rete.

Un accenno però lo diamo perchè i regolamenti prevedono che ogni famiglia possa tenere fino a 50 galline e vendere uova in “quantità moderata”, certamente resta la possibilità di interpretare queste norme in maniera differente tra le varie AUSL. Evidentemente anche le galline, attraversando un confine territoriale, possono entrare in un diverso universo giuridico….

Alle 23:00 chiudiamo esausti e con dubbi ma anche con certezze … i dubbi sono sul margine di manovra, le certezze sono sui margini di manovra … 🙂

Saluti radiosi

2 risposte su “Resoconto plenaria 30/10/26 con discussione sui vaccini ai polli”

Dimenticavo, per il furgoncino apriremo ordini:
Tea natura detersivi e detergenti a cura silvia,
Panettoni buoni dentro e biopozza a cura Maurizio,
GPS e conserve resistenti provo a seguirli io. Saluti radiosi

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